Al Museo del Tessuto Antonio Marras racconta Maria Lai

da Annalisa Chelli - 11/03/2015

Annalisa Chelli

Maria Lai nelle parole di Antonio Marras

La scorsa settimana, il Museo del Tessuto di Prato, ha ospitato una conferenza alla quale ho deciso di partecipare, si parlava di Maria Lai. E ho fatto bene perché è stata così appassionante che mi è venuta voglia di raccontarla sul blog.


In occasione dell’uscita del catalogo della mostra ‘Maria Lai. Ricucire il mondo’, l’Ordine degli Architetti di Prato ha sentito l’esigenza di rivelare il processo creativo e la vita di quest’artista poliedrica attraverso le parole di Antonio Marras, stilista sublime che è stato amico e collaboratore di Maria, e Lorenzo Giusti direttore del MAN e curatore della retrospettiva sull’artista. L’obiettivo è stato raggiunto perché, durante la conversazione tra i due, sono emersi ricordi e sentimenti legati a Maria che hanno fatto da ponte per la descrizione della sua opera.

Maria Lai ci ha lasciato in eredità una grande quantità di lavori. Disegni di paesaggi e di donne che lavorano, ritratti, piccole sculture, libri e tele cuciti, telai, azioni e interventi ambientali. Si è anche occupata di poesia, cinema e teatro perché  era una donna estremamente curiosa e capace. In lei si sente stretta la connessione al suo luogo di nascita, la Sardegna, e alla natura doppia degli isolani che sono accoglienti, ma anche schivi. Sono molteplici gli aspetti e gli aneddoti che mi hanno colpito all’interno di questa narrazione a due voci e vorrei raccontarveli tutti ma, non potendomi dilungare oltremodo, ne ho scelti due.

L'essenza di Maria Lai

Il primo riguarda direttamente la sua cifra stilistica. Nel 1981 l’allora Sindaco di Ulassai, città natale di Maria Lai, le chiese di realizzare un monumento ai Caduti in Guerra. Lei non accettò, dichiarando che preferiva fare monumenti ai vivi. Questo le diede spunto per un’azione di arte performativa collettiva, ispirata ad una leggenda del borgo, dal titolo ‘Legarsi alla montagna’ in cui le case del paesino vennero allacciate fra loro da un nastro di jeans che indicava le relazioni d’ amore o d’ inimicizia tra gli abitanti, laddove c’era un buon rapporto il nastro aveva attaccati dei pani, laddove ci fosse invece del rancore c’era solo il nastro. Infine il cordoncino venne legato alla montagna che sovrasta il paesino, a determinare lo strettissimo rapporto tra Uomo e Natura.

Il secondo episodio che mi è piaciuto tanto è scaturito dalla voce della memoria di Antonio Marras che ha raccontato il fatto con nitidezza e sincero affetto. Maria si era trasferita da qualche tempo a casa di Antonio perché stavano lavorando ad un progetto comune. Lui era nello studio nel seminterrato mentre lei al piano di sopra. Arriva l’ora della cena, Antonio raggiunge Maria per invitarla a tavola e la trova a ballare e cantare insieme ai suoi figli. Scatenata come una ragazzina a dispetto dell’età avanzata. Questo era lei, dice Antonio, una donna giocosa e sempre entusiasta della vita, con un’energia che le ha permesso di avere un’esistenza lunga e piena.

Grazie!

Grazie quindi a Maria Lai, se volete farvi un regalo cercate di conoscerla meglio attraverso le sue opere. Grazie ad Antonio Marras, persona squisita e coi piedi per terra nonostante la fama mondiale e che ci ha fatto dono di ricordi privati e dolci. Grazie anche a Lorenzo Giusti, pratese del quale andiamo fierissimi e con il quale anche DHG ha collaborato. È stato infatti uno dei giurati del primo DHG Art Factory Prize indetto per individuare l’opera che presto impreziosirà la facciata della nostra azienda.

Le immagini delle opere di Maria Lai sono di Pierluigi Dessì/Confinivisivi

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