Amy Gross – Intervista Esclusiva DHG

da Annalisa Chelli - 24/08/2016

Annalisa Chelli

Amy Gross è un'artista tessile che semplicemente adoro.

Amy Gross utilizza materiali tra i quali perline di vetro o plastica, carta, Filati, velluto.


Il suo studio e le sue opere mi ricordano le atmosfere di Harry Potter, i documentari di David Attenborough e i libri di avventura di Emilio Salgari. Personaggi che sembrano non avere niente di comune ma che invece, almeno per me, nelle creazione di Amy Gross si fondono perfettamente insieme almeno nelle intenzioni: esprimere l'ambiente naturale intorno a noi con estrema magia, personale realismo e rispettosa devozione. V'innamorerete di Amy e del suo mondo spettacolare. Eccovi l'intervista!


Intervista

Ciao Amy, dove sei nata e quali sono stati i tuoi studi?
Sono nata a Long Island, New York, in una cittadina che si chiama Oceanside, a 40 minuti da Manhattan e 20 minuti dall'Oceano Atlantico. Era il posto perfetto in cui crescere, per via di quelle due diverse influenze: ero vicina ai monumenti e ai teatri, e vicina al mare e alle paludi salmastre e ai cieli aperti. Ho studiato alla Cooper Union for The Advancement of Science and Art, un'università che unisce ingegneria, arte e architettura, nella downtown di New York City. Avevo scelto come specializzazione disegno grafico ma ho cambiato idea e sono passata alla pittura all'ultimo anno.


Le tue sculture tessili con perline e ricami sono uniche nel loro genere. Di una bellezza che mi ha lasciato a bocca aperta! Raccontaci il tuo percorso per arrivare a tanta eccezionale manualità.
E' una domanda interessante, perché mi sono occupata di disegno grafico per tanti anni, disegnando tessuti per bambini e giocattoli. Tutto quello che producevo era disegnato al computer, ogni linea, ogni colore, superficie erano del tutto virtuali. Ero grata per la scorta infinita di colori, per la possibilità di correggere gli errori, di ingrandire tutto con un semplice click, e uso tuttora dei programmi nel mio processo creativo. Ma mi sono resa conto che niente di quello che creavo lo potevo tenere in mano o toccare. I disegni li mandavo per e-mail e venivano stampati in fabbriche dall'altra parte del mondo. Sentivo il bisogno di tornare a fare delle cose con le mie stesse mani, delle cose concrete che potessi raccogliere, girare tra le mani e toccare. Mi ero appena trasferita nella Florida del Sud, e, ispirata dalla intricata vegetazione tropicale, iniziai a fare collane ricamate con delle perline. Poi diventarono delle bacheche e infine delle sculture vere e proprie. Non avevo mai studiato in maniera formale come si lavora con le perline o il ricamo. Imparai tutto il possibile dai libri, il resto lo improvvisavo. Quando l'obiettivo è di riflettere le complicate piante e gli insetti intorno a noi, la natura ti mostra cosa fare, ed è la migliore insegnante che si possa immaginare.


Colonie di coralli, farfalle, uccellini, api, famiglie di funghi. Foglie, cristalli e favi di miele. Un tripudio di colori e un commovente omaggio alla Biologia. Perché hai scelto questo branca della Scienza per esprimerti?
Se avessi avuto un altro tipo di mentalità, forse sarei diventata biologa. Ma decisi di evitare la scienza ai tempi delle superiori, pensando che le cose che mi interessavano di più, ovvero l'arte e la letteratura, appartenessero a un altro universo. Ma durante l'università lavorai qualche estate alla riserva naturale di Long Island, e mi immersi negli ecosistemi delle paludi salmastre. C'erano granchi violinisti e nidi di uccelli, stelle marine, cavallucci marini e granchi a ferro di cavallo. Passavo ore a scavare per trovare fango che non era stato esposto all'aria per decenni, scappavo dagli uccelli quando finivo troppo vicino ai loro nidi, e osservavo le vespe che costruivano i loro nidi di carta. Dipingevo e disegnavo il più possibile. Le esperienze fatte in quel luogo mi hanno dimostrato la forza e la fragilità del mondo naturale nel combattere per sopravvivere nelle periferie - ai margini di tutte quelle case e i centri commerciali c'era un mondo tanto vivo e complesso. Ricavo tuttora ispirazione da quel periodo della mia vita.


I tuoi Vivariums mi ricordano le campane di vetro Ottocentesche che impreziosivano le residenze aristocratiche. Se potessi scegliere, dove preferiresti che trovassero dimora i tuoi Vivariums?
Mi piacerebbe che i miei Vivarium trovassero dimora nelle case di persone che amano circondarsi di oggetti che per loro hanno un significato. Una casa non deve essere per forza piena di oggetti costosi, ma deve raccontare la storia dei luoghi in cui chi la abita è stato, e deve contenere opere d'arte che riflettono quello che gli inquilini amano del mondo esterno. Una casa che appartenga a loro e a nessun altro.

I tuoi lavori sono ricchissimi di dettagli e realismo. Una tale competenza avrà richiesto una puntuale documentazione in termini accademici in qualche modo. O sbaglio?
Sì e no. Sì, nel senso che mi piace guardare da vicino la natura, nella consapevolezza che per quanto io possa diventare brava nel produrre oggetti, non saprò mai fare niente di tanto complesso e bello quanto la flora, la fauna, le ragnatele, i nidi, le piume, i coralli che vedo in natura. Ogni viaggio nelle paludi qui in Florida è sia un'occasione per imparare che un momento di stupore. Il mio studio è pieno di conchiglie, muschio, fossili, piume, ali di farfalla. E adoro cercare su internet piante, insetti e funghi, cose tanto meravigliosamente strane che non paiono nemmeno reali. Ma una parte del mio processo creativo sta nell'inventare le mie proprie forme di vita, per creare versioni ibride delle cose che vedo e raccolgo. Non posso competere, per cui vado per la mia strada, forse. Cerco di raccontare le mie storie usando il mondo della natura come vocabolario, per cui alla fine tutto finisce per essere immaginario.


Spora Mutatus è una delle tue opere che preferisco. Vuoi parlarcene?
Spora è il primo lavoro da me realizzato che è pensato per stare in relazione alla stanza o allo spazio che occupa. In passato, le mie sculture potevano essere messe ovunque: su un tavolo, o su una mensola. Ma la storia che Spora racconta includerà sempre il posto in cui vive. Volevo raccontare una storia fatta di tanti pezzi. Inizia con una sfera bianca che potrebbe essere arrivata da qualunque parte - non è modellata su niente di particolare che si trovi sulla terra nella nostra scala visibile. Ma viene messa nell'angolo di una casa e si apre, e le sue spore rosso vivo e rosa scappano e si arrampicano su per il muro. Via via che si arrampicano, si adattano al mondo e crescono e diventano rigogliose, si sviluppano e cambiano, e mano a mano capiscono qualcosa di più sulla vita qui. Iniziano a imitare la vita delle piante del luogo. Nel mio studio, mentre stavo realizzando Spora, l'opera crebbe vicino a una finestra. Fuori dalla finestra c'è un bellissimo cespuglio di croton. La scultura iniziò a produrre foglie a quel punto, foglie simili a quelle del croton ma non del tutto identiche. Voleva trovare un proprio posto in quel luogo, secondo me. Voleva avere l'aspetto della vita intorno. Le foglie sono un po' strane, sono più dei cloni in un certo senso. In fin dei conti si tratta di una storia di adattamento e cambiamento, di tutte le cose che facciamo per far parte degli ecosistemi in cui viviamo.


Come accenni sul tuo sito web, i soggetti ai quali ti ispiri per le tue opere incarnano il continuo cambiamento,  la fragilità della vita e anche la sua fugacità. Cosa speri di trovare dopo questa Vita?
Questa è una bellissima domanda. Da quando ero bambina mi sono sempre preoccupata per la velocità con cui passa il tempo. So che realizzo i miei oggetti perché è l'unico modo che ho di fingere di rallentare, o di congelare le cose mentre crescono e cambiano. Probabilmente si tratta di un tentativo di proteggerle. Le mie piante immaginarie non muoiono mai davvero. Ma il paradosso è che nel frattempo, è la realtà di fragilità e morte che mi fa amare e apprezzare la vita così tanto. Quando me ne andrò, spero di ritrovare tutti coloro che ho perso, forse nei luoghi in cui furono più felici.


I coralli sono protagonisti della fecondazione simultanea più grande del mondo. In questo momento storico, qual è il sentimento che vorresti inondasse in sincrono tutto il Mondo?
Vorrei fortemente e spero con tutto il cuore che un giorno potremo realmente, profondamente capire che il valore del mondo va ben oltre le piccole cerchie di luoghi e di abitudini in cui viviamo. Che non siamo tribù in competizione, che non dobbiamo avere paura degli altri. Che in fondo non esiste "l'altro". Ma pare che questa sia la cosa più difficile da raggiungere.


Amy Gross

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