È un automatismo ormai. Quando vedo il grano penso ai dipinti di Vincent Van Gogh.

Non ricordo il giorno in cui ho scoperto questo genio tormentato della pittura, ma ho perfettamente presente la prima volta in cui mi sono ritrovata davanti alle sue opere: al Musée d’Orsay di Parigi. Ero con un’amica, Gaia. Avevamo tutte e due poco più di vent’anni. La nostra passione per i viaggi e per l’arte ci spingeva alla scoperta di musei e gallerie a zonzo per l’Europa e la capitale francese fu per noi una meta perfetta dove poter ammirare tanti tesori di cui, fino ad allora, avevamo solo visto fotografie sui libri.
Le stelle di Vincent il ‘bel pastore’, luminose e pulsanti, che si riflettono sul Rodano produssero un vero boom nel mio cuore! Mi fecero letteralmente innamorare dei suoi colori messi a contrasto. Tante lucine disordinate che illuminano la notte di chi non dorme, fasci di luce che arrivano da lontanissimo per impreziosirti il cielo.
Grazie alla visita di quel museo mi appassionai al pittore olandese dal temperamento stravagante e dal tratto originale. Andai alla ricerca di altri suoi quadri e scoprii che uno dei suoi lavori più famosi è Campo di grano con corvi. È molto conosciuto sia perché probabilmente è il suo ultimo dipinto sia per la forza espressiva con cui la Natura viene rappresentata: un cielo scuro e rotante in aria di tempesta, un gruppo di corvi che volano sopra un campo di grano spettinato dal vento, tre sentieri.
Questi pochi elementi possono generare diverse interpretazioni, avverse o positive. Io scelgo quella favorevole in cui lo stormo di corvi se ne sta andando dopo un terribile temporale e la serenità sta per tornare, dove i viottoli sono le scelte che abbiamo a disposizione e le spighe giallissime rappresentano il buon raccolto della sera. Perché dopo una giornataccia o un percorso accidentato si giunge sempre ad un approdo sicuro con l’aiuto di qualcuno o del proprio fiuto. Perciò, tanto grano dorato e pane fumante per tutti e anche tanto Van Gogh!
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