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Gaetano Magnolfi, Prato e la tessitura come trampolino di lancio

da Annalisa Chelli - 01/04/2015

Annalisa Chelli

Da quando ho iniziato a scrivere per il blog DHG ho scoperto un sacco di cose su Prato e il mondo della tessitura. È la mia città, pensavo di conoscerla a fondo e invece mi sono accorta che ci sono mille storie, luoghi e personaggi dei quali non avevo mai sentito parlare, ma che meritano di essere raccontati tanto sono belli! Uno di questi è Gaetano Magnolfi.

Gaetano Magnolfi, nato a Prato nel 1786, era figlio di un falegname che aveva la propria bottega nella Prato risorgimentale. Il suo babbo realizzava, tra le altre cose, spole per la tessitura. Si sa, Prato e la tessitura sono sempre stati come il pane e salame: un connubio perfetto. La bottega permise ai Magnolfi di accumulare una considerevole quantità di denaro che Gaetano seppe amministrare in maniera eccellente. Questa piccola fortuna venne ampliata negli anni grazie alle scelte imprenditoriali di Gaetano che divenne così un cittadino illustre e rispettato. Si occupò dell’impresa paterna, aprì una ferreria, alcune drogherie, una cartiera e altre attività parallele. Fu anche tra i fondatori della Cassa di Risparmio di Prato, istituto che servì ad iniziare una vera e propria attività filantropica. Ed è proprio questa sua  generosità che mi ha fatto venir voglia di raccontarvi di lui.

L’asilo e l’orfanotrofio

Gaetano non aveva figli. Forse anche per questo si dedicò particolarmente ai bambini più sfortunati. Iniziò con il dirigere una scuola femminile che aiutava le ragazze bisognose. Qui le fanciulle imparavano a leggere e scrivere ma anche la tessitura e il cucito. Poi si avventurò nell’apertura di un asilo, fu il primo in Toscana. Dopodiché andò oltre aprendo, nel 1837,  un orfanotrofio maschile. I ragazzi venivano così tolti dalla strada, scolarizzati e indirizzati verso un mestiere. Veniva data loro la speranza di un futuro migliore. Un progetto grandioso che crebbe nel tempo, realizzato con impegno e serietà. I maestri tipografi, tessitori e falegnami erano fra i migliori che si potessero trovare su piazza tantoché questo istituto venne definito ‘L’Orfanotrofio Tecnologico’, proprio perché la qualità degli studenti che uscivano da questo collegio/officina era altissima. 

Senza il suo impegno e la sua generosità probabilmente Prato non sarebbe diventata quello che è diventata. I ragazzi del suo orfanotrofio sono stati i mattoni sui quali la città si è costruita. Artigiani  capaci e produttivi. E a me prendono sempre i brividi quando racconto di gente bella come Gaetano Magnolfi perché la bontà, quella vera e senza secondi fini, è una qualità rara che scalda il cuore.


L’Orfanotrofio Magnolfi non esiste più ma i suoi spazi sono stati ristrutturati e oggi ospitano Il Magnolfi Nuovo, ovvero un piccolo teatro e un ostello. Se avete voglia di conoscere Prato vi consigliamo di pernottare in questo posto che conserva e tramanda la storia di un uomo così importante per la nostra città. Anche questo è un modo per ricordarlo. Magnolfi nuovo


La foto del reparto tipografia dell’Orfanotrofio Magnolfi è stata presa dal libro ‘I luoghi storici della produzione nel pratese’ di Giuseppe Guanci


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