Ruth Singer – Fabric Manipulation – Intervista esclusiva DHG

da Annalisa Chelli - 13/02/2017

Annalisa Chelli

Ruth Singer


Ruth Singer. Artista tessile che si può riconoscere come esponente della corrente Fabric Manipulation.


Cioè quella tecnica che, attraverso il cucito e piegature particolari, rifoggia la superficie dei tessuti dando loro forme inedite. Ma Ruth Singer è soprattutto una racconta storie.

Attraverso le sue opere infatti porta alla luce esperienze personali o della comunità. Lo scoprirete nell'intervista. Vi dico solo, prima di lasciarvi alle sue parole, che un suo lavoro sopra gli altri mi ha davvero colpita. Il titolo è The Beauty Of Stains ed è una tovaglia, utilizzata per nove mesi e mai lavata, dove le macchie raccolte sono state ricamate anziché lavate via. Così da rendere incancellabili tutti i ricordi legati a quell'oggetto di uso quotidiano che ci ascolta muto ogni volta che ci mettiamo a tavola. Io lo trovo un progetto straordinario perché riesce nell'intento di nobilitare e rendere originalissimo un oggetto consueto.



Intervista


Ruth Singer e la narrazione umana


Cosa significa oggi, per te, essere un’artista tessile?
Lavoro con i tessuti da 12 anni e mi ci è voluto del tempo per trovare la giusta collocazione. Ho iniziato facendo prodotti come borse, sciarpe e cuscini che continuo a fare per libri, riviste e altri progetti. Per il mio lavoro realizzo pezzi per mostre uniche, creando sempre cose nuove, lavorando su idee nuove, e sperimentando nuove tecniche. Inoltre, sviluppo e dirigo progetti comunitari e artistici, che è un proseguimento del mio lavoro precedente. Lavoro nell’ambito dell’istruzione nei musei, e insegno molto, specialmente agli adulti in workshop o ritiri durante il fine settimana.


Quali sono le tematiche ricorrenti dietro i tuoi lavori?
Sono affascinata dalla cultura dei materiali, dalla storia e dalla forza degli oggetti nella narrazione umana. Creo serie basate sulla ricerca e progetti che sono una risposta alla mia ricerca nell’ambito delle storie, dei significati, degli impatti. Molto spesso il mio lavoro è ispirato alla mia prima carriera all’interno dei musei. Riflettono la mia fascinazione per le nostre interpretazioni del passato. Spesso uso soggetti intensamente personali ed emotivi, o temi storici ispirati a persone, oggetti e luoghi, e anche a come noi reagiamo o interagiamo con gli oggetti e i materiali nelle nostre vite quotidiane, le tracce e le storie che ci lasciamo alle spalle. Tendo a usare stoffa vecchia, a cucire a mano e a usare procedimenti molto tradizionali che sono fondamentali per il modo in cui lavoro.



Ruth Singer concentrata su un progetto insolito


Exploring DNA, una artist-residence molto particolare. Vuoi spiegarci di cosa si tratta?
Sto lavorando con un altro artista, Gillian McFarland, per realizzare nuove opere ispirate al lavoro di scienziati che lavorano nel Dipartimento di Genetica dell’Università di Leicester. Stiamo lavorando con accademici che si occupano di studi in diversi campi, dai lieviti, al DNA delle piante, all’archeologia. È una cosa davvero eccitante ma siamo appena all’inizio. Non so esattamente cosa produrremo. Più avanti, in primavera, lavoreremo con le scuole e poi presenteremo una mostra nell’autunno 2017.


Vuoi parlarci del tuo progetto, dal titolo tanto evocativo quanto curioso, Criminal Quilts?
La serie Criminal Quilts originariamente è stata commissionata dalla Shire Hall Gallery, di Stafford nel Regno Unito. Erano alla ricerca di lavori ispirati dal loro edificio, che era un tribunale del Settecento. Avevano in mostra fotografie di criminali con le mani sul petto, cosa che ho trovato assolutamente affascinante e inquietante. Venivano fotografati in questo modo in caso gli mancassero delle dita, cosa che poteva rappresentare un segno distintivo. Questo fa sembrare queste donne molto vulnerabili e rende le foto molto intense emotivamente. Ho trovato intriganti anche i dettagli dei loro vestiti. Ho usato colori, texture e motivi che riflettono capi che avrebbero potuto indossare o tessuti che avrebbero potuto conoscere. La stratificazione di quest’opera riflette gli strati della storia, le storie sconosciute delle donne. Molti di pezzi sono trapunte in miniatura, che alludono alla comodità e alla sicurezza di casa, che quete donne non potevano sentire mentre erano sotto processo e in prigione.


Quilting mon amour


Il quilting è un mezzo espressivo che utilizzi spesso. Se dovessi raccontare la tua vita con un quilt, quali soggetti cuciresti e ricameresti per descriverla?
Dovrei assolutamente inserire la zona del Leicestershire in cui sono cresciuta, in cui ho preso la Laurea specialistica, e in cui ho vissuto per 12 anni. Ho vissuto anche in tanti altri posti ma vengo sempre ricatturata dalla vivacità della città e dalla bellezza del paesaggio nelle campagne intorno. Ci metterei dentro anche qualcosa che rappresentasse i musei e gli oggetti, perché quell’aspetto della mia vita è stato molto importante per il tipo di lavoro che faccio ora. Il mondo della natura è molto importante per me. Mi piace camminare nella natura ed esplorare i paesaggi del Regno Unito. In particolare adoro gli alberi e i boschi.


Hai la possibilità di trascorrere un pomeriggio di chiacchiere al parco con una persona famosa del passato. Chi sceglieresti e perché?
Penso che preferirei conoscere persone non famose! Mi piacerebbe parlare con chi realizzava tessuti straordinari come i ricamatori medievali, gli incisori o gli orafi. Vorrei vedere i loro laboratori, vedere le persone al lavoro e capire le tecniche e gli arnesi da loro usati.


L'intervista è giunta al termine. Le storie in tessuto di Ruth Singer vi sono piaciute? Fatemi sapere!


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